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Se la depressione affoga in un sorriso

Scrivete a L’Esperto Risponde, redazione@sevensalerno.it

Capita a tutti di attraversare momenti difficili in cui tutto sembra andare storto. Insuccessi lavorativi o scolastici, fallimenti amorosi, trasferimenti, cambi di lavoro o, nel peggiore dei casi, la perdita di una persona cara che ci segna profondamente con un grave lutto. Possono essere tante le cause che incidono sul nostro umore e, soprattutto, sono gli avvenimenti che influiscono sul vissuto personale a scatenare in noi reazioni profonde o, all’inverso, incapacità reattive e provocare in noi un malessere.

Sentirsi giù di morale non vuol dire necessariamente essere depressi. Molto spesso utilizziamo il termine ‘depressione’ per definire uno stato momentaneo, un disagio transitorio, ma è un abuso terminologico perché la depressione, quella vera, è una patologia molto, molto complessa, inserita a pieno titolo in manuali di medicina e che definisce una condizione decisamente più critica di una semplice caduta di umore momentanea.

Talvolta è lo stress cronico che rappresenta l’elemento principale per favorire uno stato depressivo. Eventi traumatici, o vissuti come tali, sono assolutamente predisponenti. Per parlare di vera depressione, cioè affinché una persona possa definirsi depressa, bisogna che vi sia una sintomatologia variamente caratterizzata da : anedonia (scarso interesse e piacere), sensi di colpa, disturbi del sonno, pensieri bloccanti e/o cupi, alterazioni del ritmo sonno/veglia, fame eccessiva o, al contrario, scarso appetito. Genitori depressi molto probabilmente genereranno figli depressi, a causa della familiarità della malattia, primo tra i fattori endogeni, che si trasmette di generazione in generazione. Ma i fattori generatori possono essere anche altri. Ricordiamoci, per fare un esempio, di quella forma depressiva che colpisce esclusivamente le donne al termine della gravidanza, che viene definita, appunto, depressione “post partum” e che si riferisce a tutta una serie di cambiamenti repentini a cui è sottoposta una madre nel momento stesso in cui dà alla luce un figlio e che la costringe a modificazioni, assestamenti e ‘accomodamenti’ vari per regolare e modulare la sua vita in stretta funzione di quella appena generata. Una storia d’amore finita può essere un motivo scatenante di malessere depressivo, in quanto ogni abbandono, ogni fine, è un lutto; è come se qualcosa in noi morisse, un pezzo di noi, dell’altro, e questo ci obbliga a rivedere, spostare o riposizionare i nostri equilibri, il nostro baricentro in maniera totale.

Ma cos’è la depressione?

Possiamo guardare alla malattia come ad una crisi, una crisi profonda che ci invita violentemente a cambiare. Essere depressi è un po’ come morire; stiamo male, non abbiamo voglia di fare nulla( ma talvolta la depressione può manifestarsi con uno stato di sovraeccitazione) ma a morire non siamo noi, è quella parte di noi che ha esaurito un ciclo, ha concluso una fase, ha segnato un percorso.. a morire non siamo noi.

Anzi in questo buio pesto dobbiamo ritrovare la luce per rinascere. In questa accezione potremmo considerare la depressione come una morte che predispone alla rinascita e quindi un segnale che dobbiamo necessariamente volgere lo sguardo altrove. A volte cadiamo in depressione perché ci ostiniamo a fare delle cose che non ci piacciono; o magari continuiamo a frequentare delle persone che non ci fanno stare bene, che non hanno nulla in comune con noi; o, peggio, ci incaponiamo in “situazioni sentimentali” che col cuore non hanno nulla a che fare e quindi ci consumano, ci sviliscono. Il famoso psicanalista James Hillman affermava che stiamo male perché non vogliamo morire, non vogliamo far accadere le cose o meglio, non vogliamo accettare segnali che ci suggeriscono che certe cose non vanno più vissute ma vanno lasciate andare.

A volte anche indisposizioni fisiche, come mal di testa, nausea, gastriti, sono segnali che il corpo somatizza, ma che provengono dalla nostra anima e ci stanno suggerendo che quella strada non è giusta per noi, non ci fa bene, non ci va avanzare, non ci fa evolvere. Potremmo dire che la depressione ci fa inciampare e cadere e, rialzandoci, ci costringe a badare a tante cose alle quali non volevamo far caso.

Ricorrere a farmaci non è una buona soluzione, eccezion fatta per i casi di depressione maggiore, di origine endogena in cui sussiste un maggior rischio di suicidio. Quando si prova un a sofferenza così forte la prima reazione è il rifiuto. Ma è un procedimento inutile, perché come nelle sabbie mobili, più ci si agita più si sprofonda. L’ansia aumenta fino a trasformarsi in angoscia; si comincia a rimuginare sui pensieri negativi, a dialogare incessantemente con essi, e questo non fa che aumentare il nostro vuoto, il nostro senso di impotenza, il buio pesto che vediamo intorno e dentro di noi.

La strada giusta per interrompere questo circolo vizioso all’automassacro è, invece, il silenzio. La strategia migliore è senza dubbio lasciar fluire i pensieri bui e negativi senza ostacolarli ma nemmeno commentandoli; l’ansia, le paure, lasciamole scorrere senza cercare a tutti i costi un denominatore, una spiegazione( per questo argomento vi rimando al mio articolo https://www.sevensalerno.it/2020/04/20/la-dove-sorge-lansia/).

Facciamo pulizia. Ascoltiamoci. Questo permetterà alle nostre risorse interiori, soffocate dai cumuli tossici delle nostre negatività, di emergere, di trovare la via di risalita positiva, la luce generosa della vita che cerca prepotentemente il suo spazio in noi. Facciamo di più, osiamo! Anche nello stato depressivo più pietoso si può sempre trovare un soffio d’aria pura. Non è impossibile come potremmo pensare: un tramonto, la brezza del mattino, la melodia di una canzone che ci piace, l’odore del pane appena cotto, o magari il suono delle voci di bambini che in lontananza giocano. Sembrano operazioni insignificanti, ma invece rappresentano veri e propri spazi di pace. Per non lasciarsi trascinare dal buco nero bisogna aggrapparsi a questi piccoli attimi di piacere che possono aprirci le porte della guarigione come una vera ‘autoterapia’.

Si, perché anche piccoli piaceri possono contribuire ad innalzare in noi quei neurotrasmettitori del benessere che modulano le emozioni e ci aprono la strada per stare meglio. Mi riferisco in particolar modo alla serotonina, l’ormone del sorriso che è considerata tra le sostanze più importanti per regolare il nostro umore e che viene prodotta dal nostro organismo a partire dal triptofano, aminoacido essenziale che si introduce col cibo. Infatti, secondo studi recenti, se il suo sistema va in squilibrio, può risentirne tutto il nostro organismo attraverso disturbi fisici e psichici.

Addirittura pare che livelli bassi di questo ormone si associno ad una maggiore sensibilità al dolore e che anche alcune forme di emicrania siano riconducibili a scarsi livelli nell’organismo.

Sulla mente la serotonina ha un effetto equilibrante e tranquillizzante. Anche lo stress viene più facilmente regolato da livelli ottimali di serotonina e, in virtù di ciò, anche la nostra capacità di reazione difetterà di aggressività se in noi è presente questo neurotrasmettitore a livelli sufficienti.

Anche la luce solare può influenzare il nostro umore. Sarà capitato a tutti di conoscere persone che alla fine della bella stagione , al cominciare dell’autunno, lamentano cali di umore e/o astenia, apatia.

Secondo alcuni studiosi il responsabile di tutto ciò sarebbe il SERT, un captatore della serotonina, la cui riduzione nell’ipotalamo comporterebbe anche alterazioni dell’appetito con tendenza ad eccessi alimentari. A tal proposito mi preme ricordare l’importanza della dieta nella regolazione dei meccanismi che influenzano l’umore, oltre che le nostre capacità mnemoniche e di attenzione.

I neurotrasmettitori che regolano le emozioni sono costituiti proprio a partire dalle sostanze con cui, attraverso ciò che mangiamo, nutriamo il nostro organismo. Mi riferisco in special modo a due aminoacidi particolari: il triptofano e la tirosina di cui sono ricchi il latte, le uova e i semi di sesamo, per fare qualche semplice esempio. Ricordiamocene ogni volta che ci sentiamo un po’ giù di tono

Sonia Sellitto

Pedagogista, formatore, progettista europeo, esperto in disagio adolescenziale

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Maria Rosaria Voccia

Giornalista, editore e direttore responsabile di www.sevensalerno.it e di www.7network.it. Storico dell'Arte, sono cittadina del mondo, amo la vita, l'arte, il mare, i gatti... Esperta in giornalismo eco ambientale, tecnico di ingegneria naturalistica, autrice del Format Campania in Fiamme: Criticità & Proposte, mi impegno nelle e per le campagne eco ambientaliste perché desidero un mondo migliore, per noi e per i nostri figli. Sono progettista culturale, ideatrice di Format, organizzatrice e curatrice di eventi.

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