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Qualità architettonica e parcheggi urbani: il Parcheggio Morelli a Napoli

Conversazione con l'architetto napoletano Fabrizio Gallichi

Architetto Fabrizio Gallichi
Arch. Fabrizio Gallichi

Fabrizio Gallichi ( Napoli 1955), architetto con studio in Roma. Ha progettato diversi parcheggi in Italia ed all’estero, è stato autore e direttore dei lavori di numerosi restauri e risanamenti conservativi. Ha elaborato piani urbanistici, di recupero e progetti di diversi insediamenti residenziali ed industriali. Ha pubblicato diversi articoli di urbanistica ed ha partecipato alla pubblicazione “Il lungomare di Napoli” riguardante progetto di trasformazione dell’area di costa da Mergellina a Castelnuovo.

 

Architetto, come si progetta un parcheggio di qualità?

Progettare un parcheggio può essere, ma non lo è, una operazione banale. Basta disegnare una figura geometrica le cui dimensioni siano multipli di quelle degli stalli auto ed il gioco è fatto.
Analogamente progettare un fabbricato può essere altrettanto semplice, ma non lo è, basta disegnare un parallelepipedo ed apportarvi delle aperture.
In ambedue i casi la pretesa facile ideazione viene a complicarsi con l’intervento di aspetti relativi alla mobilità interna ed esterna, ai collegamenti verticali, al rispetto di norme igienico-sanitarie e di antincendio, al funzionamento degli impianti ed ad altro ancora.
Si pensi, poi, a quando l’opera progettata debba essere realizzata entroterra con le connesse problematiche di natura geologica e geotecnica oltre che di quelle legate alla esistenza di sottoservizi urbani.
La progettazione di un parcheggio non è quindi una operazione lineare, il prodotto comune e più diffuso è mediamente non curato se non addirittura privo di qualità se non decisamente brutto e trascurato. Eppure l’auto costituisce uno strumento d’uso comune dentro il quale si abita per molto tempo e che è oggetto di rilevante cura negli aspetti formali e di confort da parte di la produce.
L’attenzione dei progettisti sul parcheggio, quale ambiente d’uso e manufatto che si pone in un contesto dove lo spazio circostante è prodotto di una significativa conformazione o che è occasione di qualificazione di uno spazio privo di qualità, ha portato ad una ricerca ed un confronto internazionale i cui frutti sono già evidenti.
Da anni organizzazioni del settore, in Europa ed a livello internazionale, promuovono il confronto tra realizzazioni di parcheggio, tale confronto è di grande stimolo allo svilupparsi di tipologie e percorsi progettuali sempre nuovi, per non parlare dell’incidenza derivante da nuove tecnologie gestionali ed energetiche. A tale vivacità non corrisponde, però, pari interesse da parte delle amministrazioni locali le quali non incentivano specificamente la qualità architettonica dei parcheggi da realizzare.

Qual è il parcheggio più bello da lei progettato finora?

Lo scorso anno una organizzazione internazionale ha premiato quale più bel parcheggio del mondo, dopo una selezione ed una consultazione che ha coinvolto tutti i paesi, quello realizzato a Napoli nella centrale via Domenico Morelli che nel 2011 venne parimenti premiato a livello europeo.
Il parcheggio, che a Napoli viene chiamato per semplicità “il Morelli”, è qualcosa di più complesso di una semplice autorimessa.
Esso, tra box e posti auto, ha una capienza di poco inferiore a 500 auto ospitate su sette livelli in parte al di sopra della quota di accesso ed in parte al di sotto, lo spazio ove esso è realizzato è una antica caverna che è stata ampliata mediante scavo di tre piani entroterra. La cavità era stata utilizzata in passato quale autorimessa ad un solo livello.

planimetria quota +6,65
planimetria quota +6,65

La conformazione irregolare della superficie centrale come di quelle laterali ha posto grandi problematiche distributive e di movimentazione, le pareti verticali nel loro progressivo restringersi con andamento caotico riproponevano ad ogni livello da realizzarsi diversi aspetti delle citate problematiche. Tale irregolare conformazione deriva dall’essere la caverna prodotto di una antica attività estrattiva soprattutto di prestito, di prelievo dall’alto, attraverso pozzi, del materiale lapideo occorrente alla costruzione di edifici in superficie.
Le problematiche connesse ad un tale stato dei luoghi, che richiesero soluzioni specifiche e numerose verifiche, hanno costituito uno stimolo ad trasformare un involucro complesso in una facciata interna che, con quanto veniva realizzato, producesse uno spazio carico di significato. Così l’involucro, la parte esterna di setti e murature, di rampe  e scale si trasformavano, o si è tentato di trasformare, in prospetti che affacciano sulle corsie e sui percorsi pedonali, un opera in cavità tenta di trasformarsi, e forse ci è riuscita, in un complesso architettonico.
Cunicoli e spazi difficilmente destinabili a ricovero auto ed anche uno spazio ampio posto lateralmente alla maggior consistenza del parcheggio e costituito da una innaturale, ma spettacolare “volta” in tufo, la parete curva in calcestruzzo a vista della rampa e un collegamento verticale a vista, costituivano un ulteriore tema da affrontare.

sezione longitudinale
Sezione longitudinale
sezione trasversale
Sezione trasversale
sezione longitudinale_ particolare
Sezione longitudinale_ particolare

Quali sono le particolarità del Morelli? Cosa ha determinato il suo grande successo?

La scelta, qui rilevante la lungimiranza del committente e la sintonia tra questo ed il processo progettuale, di immaginare un parcheggio dove l’utente possa “godere” dello spazio e di altre funzioni senza essere, come comunemente avviene, costretto al solo abbandono dell’auto in un ambiente non curato se non addirittura spiacevole è stata quella di pensare il luogo come destinato ad un complesso articolato di funzioni.

particolari zone di parcamento

Da tale scelta deriva il fatto che il parcheggio si sia connesso (in uno spirito di fattiva collaborazione con una associazione), con un sito oggi visitatissimo quale la cosiddetta “galleria borbonica”, che abbia utilizzato percorsi e cunicoli per mostrare ciò che una volta la cavità era, che si siano lasciati i segni dell’uso passato (dei pozzi attraverso i quali i fabbricati sovrastanti prendevano acqua) ed acquedotti vecchi di secoli.
Lo spazio spettacolare di cui si diceva, cui è tangente un percorso pedonale, è stato pensato come un luogo indifferenziato destinabile a diverse funzioni, dalla semplice percezione del suo aspetto ad incontri, convegni, feste, manifestazioni ed altro ancora.

la cavità

Molte le soluzioni, secondo quanti hanno scritto del parcheggio, degne di nota e tutte segnate da una scelta minimalista tesa ad esaltare nel vuoto della cavità elementi architettonici apparentemente autonomi l’uno dall’altro.
L’intera cavità è stata consolidata per tutta la sua superficie laterale.
L’intera autorimessa non ha aperture di aereazione, il ricambio d’aria è meccanizzato e distribuito con canali di grosso spessore non trasportabili dall’esterno all’interno e, quindi, realizzati in sito. In copertura ed in corrispondenza dell’unica apertura verso l’esterno si trova una centrale di pompaggio dell’aria che impegna una superficie di alcune centinaia di metri quadrati.
La rampa ad andamento circolare è stata realizzata interamente in opera senza alcun tipo di prefabbricazione.
Gli scavi sono stati eseguiti previa realizzazione di pali, poi inglobati in setti, e di solette.
L’autorimessa dispone di due ascensori e di tre scale, una di queste è stata realizzata adiacente alla parete perimetrale della grotta. Ciò ha comportato che nel suo sviluppo verticale alcune rampe non si sovrappongono tra di loro, seguendo l’irregolare andamento della parete con la quale confinano, l’effetto è certamente particolare e risultato di una puntuale previsione progettuale.

l'ascensore interno alla cavità

Il prof. Benedetto Gravagnuolo ebbe a scrivere  che “dal punto di vista architettonico ciò che più convince è la netta distinzione tra la rigorosa razionalità del silos ipogeo per le autovetture e l’emozionante fascino della cavità tufacea preesistente…”, egli, poi, parla di “..godimento di spazi di emozionante espressività piranesiana…” (Rassegna ANIAI 4/2011).

Traffico caotico e problemi di parcheggio sono una costante delle città campane. Cos’è che non funziona nei nostri sistemi di mobilità urbana?

Dal 1988, allorquando si celebrarono i 50 anni della facoltà di architettura cui partecipai con la mia tesi di laurea che riguardava il lungomare e la possibilità di un intervento integrato tra strada sotterranea e parcheggi, tesi di laurea di cui fu relatore il compianto prof. Marcello Angrisani, molte sono state le proposte di parcheggi ed altrettante le occasioni normative che avrebbero dovuto sostenere tali realizzazioni. Purtroppo la pubblica amministrazione ed una struttura burocratica cieca ed immobile non ha consentito a Napoli di dotarsi, alla pari di altre città, di un significativo sistema di sosta che avrebbe rappresentato, se ben guidato, una imperdibile occasione di miglioramento e riqualificazione urbana.
Alcuni critici hanno sostenuto che i parcheggi di relazione siano un attrattore di traffico, i fatti come nel caso del Morelli hanno dimostrato il contrario. Il parcheggio può consentire la riduzione delle aree di superficie destinate alla sosta restituendole al pubblico godimento ed impedisce quella ricerca da girone dantesco del posto lungo le strade con aumento del numero delle auto in movimento e conseguente polluzione.
La legge che consentirebbe la facile realizzazione di parcheggi è quella nota come “legge Tonioli” del 1989. Una buona legge, ben scritta che affida ai privati la possibilità di realizzare autorimesse a pertinenza dei propri immobili ed istituisce procedure ad hoc per la realizzazione dei parcheggi pubblici anche ad opera di privati che avrebbero potuto investire e gestire in diversi modi l’autorimessa per un rilevante numero di anni. Per Napoli una occasione persa sul piano delle dotazioni indispensabili al buon funzionamento della città, sul piano degli investimenti come su quello occupazionale.

Nuovi progetti in cantiere?

Tanti, per fortuna. Da alcune pianificazioni urbanistiche di dettaglio a nuova edilizia residenziale con qualche parcheggio anche all’estero. Tra i parcheggi progettati ed in corso di procedura mi è assai caro quello elaborato con il collega Cicalese ed uno staff di ingegneria di livello internazionale per Salerno, precisamente in area abbandonata al lungomare Tafuri. Tale progetto contiene scelte architettoniche innovative anche in rapporto all’ambiente circostante come alla forma e dimensione dello spazio disponibile, sono state adottate, poi, soluzioni di sicuro interesse e complessa tecnologia per quanto agli aspetti tecnologici, geotecnici, strutturali ed impiantistici. Una occasione di riqualificazione di uno spazio urbano centrale e sul lungomare abbandonato ed indecoroso che, con gli strumenti dell’architettura, potrebbe restituire superfici di godimento e vita collettiva, ridurre l’emergenza parcheggio in città e costituire un altro esempio di costruzione contemporanea e qualificata. Un occasione che spero la città non voglia perdere.

Maria Rosaria Voccia

Disegni di progetto del garage Morelli gentilmente forniti dall’Arch. Gallichi
Foto e video di Lello Cicalese

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