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#Love4Jazz. ENZO ZIRILLI (ZIRO), UNA FORZA TRAINANTE


Tra i più grandi performer della batteria jazz italiana inserisco con estrema convinzione il grande Enzo Zirilli. Questo artista eccentrico, padrone assoluto delle percussioni e del drumming, leader sul palco pur non ostentando la sua caratteristica di vero frontman, l’ho ascoltato dal vivo in un paio di occasioni e poi nella recente edizione del  ‘Salerno Jazz Festival 2017’, tenutasi al Teatro Augusteo di Salerno.
Anche in quella occasione, sul palco salernitano della kermesse jazz, organizzata dal Conservatorio della città di San Matteo, Zirilli fu in compagnia del vocalist jazz gallese Ian Shaw, con il talentuoso pianista Alessandro Di Liberto e Tommaso Scannapieco al double bass.
Ricordo una serata davvero bella. Ascoltai davvero musica vera, notando la grinta ed il groove della batteria di Zirilli oltre i virtuosismi degli altri musicisti.
Enzo Zirilli, classe sessantacinque, nasce a Torino. Comincia lo studio della batteria sin dall’età di otto anni e, successivamente (dal 1975 al 1978), frequenta il corso di pianoforte presso il Conservatorio G. Verdi di Torino. Nel 1979 si iscrive al corso di percussioni del Conservatorio alessandrino  (anch’esso intitolato a Giuseppe Verdi), che frequenta fino al 1981. Tuttavia, è nella batteria jazz e moderna che troverà la dimensione più consona. Inizia a suonare con gruppi d matrice funky e rhythm ‘n’ blues, generi che saranno di grande stimolo per l’approccio al jazz.
Nel 2003 si trasferisce a Londra, pur mantebendi i contatti con l’Italia e l’Europa. Nella capitale britannica diventa, rapidamente, uno dei batteristi più richiesti nel Regno Unito, così come in Europa. Ha registrato e fatto tournée in tutto il mondo con molti artisti provenienti da Jazz, World music, Latin, Funk e Pop, come Tom Harrell, Bob Mintzer, Dado Moroni, Enrico Pieranunzi, Enrico Rava, James Moody, Gloria Gaynor, Gary Bartz, Hamish Stuart, Liane Carroll, Omar Lye-Fook MBE, Pietro Tonolo, Peter Bernstein, George Garzone, Flavio Boltro, Dominique Di Piazza, Jim Mullen, Stan Sulzmann, John Etheridge, Jason Rebello (pianista di Sting e Jeff Beck), solo per citarne qualcuno .

Enzo Zirilli ama la sua batteria … ama la musica al di là dei generi. Lo afferma con convinzione:
«Il mio animo artistico è sempre a cavallo tra “Blues & Roots” (di Mingusiana memoria) e ricerca, non convenzione, rigore, rischio e provocazione, essendomi io formato ascoltando a casa contemporaneamente John Coltrane e i Beatles, Miles, Mingus e i Genesis, i Pink Floyd e gli Yes, Jimi Hendrix, Crosby Stills Nash & Young o Simon & Garfunkel e Joao Gilberto, Jobim, Frank Zappa o James Taylor, senza chiedermi minimamente che musica suonassero, ma semplicemente godendone.»

Larry Nocella

La sua strada jazzistica ha inizio, però al fianco del compianto sassofonista partenopeo Larry Nocella, figura di grande importanza per la sua formazione artistica, che gli darà la possibilità di collaborare con altri illustri solisti: Franco Cerri, Gianni Basso, Hal Stein, Benny Bailey, Flavio Boltro.
Collabora da molti anni con Luigi Bonafede, con il quale suona in trio o con ospiti Tra le sue più recenti e prestigiose collaborazioni vi sono quelle con Dado Moroni ed Enrico Pieranunzi.
Incide due CD per il noto sassofonista americano George Garzone, con il chitarrista Luigi Tessarolo e il superbassista salernitano Dario Deidda; con questa formazione seguono tre tour italiani e parallelamente, suona con altri importanti musicisti quali Ares Tavolazzi, Enrico Pieranunzi, Steve Grossman, Randy Becker, Adam Mocoviviez, Enrico Rava, Maurizio Gianmarco, Stefano Cantini, Stefano Di Battista.

Zirobop

Il disco è senz’altro un lavoro fatto bene. Edito dalla UR Records, è il suo primo album da solista. Colpisce immediatamente proprio la gioia che Zirilli esprime nel drumming, gioia di poter suonare ciò che ama al di là di ogni rigore tematico o progetto.
Quello che si nasconde dietro questo album è la musica che gli piace. E con essa trova il giusto feeling, con la quale ascolta la coesione del gruppo, ovvero i musicisti scelti per questo cd: Alessandro Chiappetta e Rob Luft alle chitarre e Misha Mullov Abbado al contrabbasso.
L’organico è particolare e non è semplice per una batteria rimanere acusticamente nei limiti di una simile compagine … ma … «amo la mia batteria e sono riuscito a quadrare il cerchio». Ha arricchito i suoi battiti mettendoci ritmo ma anche e soprattutto tanta atmosfera.

I brani

Zirobop appare come una sequenza di brani che ti tengono lì, incollato all’ascolto per la loro morbidezza, eleganza ed intensità. Il suo omaggio al Jazz è divertito, affettuoso e grato:
Straight no seven e in Thank You very Monk I mean You – Bye ya: Qui si ascolta una batteria dal groove intenso, con il rullante che prevale e si toglie molte soddisfazioni, dialogando insieme alle chitarre, spesso omoritmicamente (termine della teoria musicale che denota, in un brano polifonico, il fatto che tutte le voci procedono simultaneamente con gli stessi valori ritmici, pur con melodie diverse). Soli di chitarra impeccabili, arrangiamento jazzistico puro, e un bel solo di contrabbasso inarrestabile.
Zio Masi, dello stesso Zirilli, è un jazz quasi ironicamente retrò, forte di una batteria swing in maniera iperclassica, divertente nel suo progressivo inarrestabile accelerare.
Ma c’è anche Jobim, con una delle sue più belle canzoni, Olha Maria, che viene suonata preservandone il tema con amore, lasciandone intatto il profondo struggente lirismo: la batteria è quasi solenne, l’accompagnamento dolce, e le dinamiche, che ne arricchiscono l’impatto emotivo, in alcuni tratti persino toccanti.  C’è un po’ di Brasile anche in Personised: negli accordi, nell’ arrangiamento, nella scelta dei suoni della batteria. Il contrabbasso di Mullov esegue un assolo bellissimo, tranquillo, placido ed intenso, senza cedere alla tentazione di esibirsi in virtuosismi inutili. Ed è questo proprio il virtuosismo, molto utile: quello di non cedere. Alla Charlie Haden. La batteria lo esalta, e così le due chitarre.
Uno dei brani più accattivanti del cd è dell’ indimenticato Andrea Allione, chitarrista virtuoso piemontese scomparso prematuramente nel 2013: Vostok 9. Un omaggio in cui traspare anche una sincera nostalgia, coinvolgente ed intenso. Parte con effetti e rumori ed entra nel vivo con la chitarra che espone il tema in modo soft, dolce. La progressione del brano è pensata con una grande cura al particolare che è tutt’altro che cerebrale: piuttosto è frutto di una severa ricerca espressiva che guidi il sentire emotivo in modo che arrivi dritto al cuore di chi ascolta. I crescendo dinamici e di spessori armonici e ritmici avvinghiano fino alla fine, e sono dense di suggestioni rock mai didascaliche, sempre congrue.
Wu Wey (di Alessandro Chiappetta) è una indovinata progressione armonica in 3/4 percorsa dolcemente dalla chitarra che ne sottolinea l’andamento.
E poi troviamo Pino Daniele, in Maggio se ne va: anche in questo caso il tema principale viene “custodito” gelosamente, ed esaltato dal fraseggio, dalle dinamiche, dalla morbidezza quasi lirica della batteria e dalle progressioni delle due chitarre, belle, molto belle.
Il cd si conclude con un brano avveniristico, One way hotel, un po’lounge, evocativo, di atmosfera, quasi una colonna sonora, che mostra quanto Zirilli abbia l’inclinazione ad un proficuo continuo cambiamento di stile, senza mai perdere la propria forte personalità.
Un disco, Zirobop, felice. Per le sonorità, per la libertà con cui è stato concepito, per l’ afflato tra i musicisti. Per la felicità e l’emozione, evidenti, con le quali è stato concepito e realizzato. Morbido, intenso, divertente, nostalgico, e in molti tratti emozionante. Da ascoltare con gioia.

«Tra i miei nicknames, Ziro e’ quello al quale sono più affezionato, coniato dal mio  fratello umano e d’Arte che è Dado Moroni. Mi piace l’idea del gioco tra le prime 3 lettere del mio cognome Zir e il numero 0 e riflette bene il mio animo artistico, sempre a cavallo tra Blues & Roots (di Mingusiana memoria) e ricerca, non convenzione, rigore, rischio e provocazione. Mi sono formato, grazie a mio fratello maggiore, ascoltando contemporaneamente John Coltrane e i Beatles, Miles, Mingus e i Genesis, Pink Floyd e gli Yes. Jimi Hendrix, Crosby Stills Nash & Young o Simon & Garfunkel e Joao Gilberto, Jobim, Frank Zappa o James Taylor, senza chiedermi minimamente che musica suonassero, ma semplicemente godendone. Ecco che, appena sentito suonare questi ragazzi straordinari (Rob, Misha ed Alessandro) ho capito che avremmo potuto suonare insieme una musica che fosse davvero quella che voglio fare: spirituale, ma energica, che affonda nel Blues e che ti fanno ‘swingare’ al massimo possibile ma che al tempo stesso sia completamente aperta a qualsiasi altra influenza, che sia romantica, ma anche sovversiva … senza che ciò causi problemi di crisi d’identità ai musicisti, troppo spesso preoccupati più dalle etichette che dalla sincerità ed intensità con la quale si offrono al pubblico …  ZiroBop e’ tutto questo e spero che anche per Voi sia un bel viaggio al centro della Musica, come lo è  sempre per noi»

Palcoscenici

Continua le sue collaborazioni nel mondo jazz, partecipando ad Umbria Jazz con il quartetto del pianista Antonio Faraò ed al JVC Newport Jazz Festival.

Altre collaborazioni

Antonio Onorato, Maurizio Giammarco, Paolo Fresu, Steve Grossmann, Larry Schneider, Peggy Stern, Adam Makovicz, James Moody, Ira Coleman, Robert Bonisolo, Salvatore Bonafede, Furio Di Castri, Franco Ambrosetti, Don Mixon, Alberto Marsico, Sandro Gibellini, Andrea Pozza, Ron Ringwood, Alessio Menconi, Riccardo Zegna.

Il pensiero di Peter Bernstein chitarrista Jazz newyorkese

Un album bellissimo, di 4 musicisti eccezionali! Un repertorio unico e vario, splendidamente reso da questo gruppo speciale. Fantastica chitarra suonata da Rob Loft e Alessandro Chiappetta, sapientemente guidata da sonorità e groove diversi, stabiliti da Misha Mullov-Abbado al basso e dal leader Enzo Zirilli alla batteria. Qui tutti suonano al più alto livello. Una registrazione che mostra la maturità e l’avventurosità di tutti i soggetti coinvolti!

Antonino Ianniello

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