#Mi Faccio di GranataRubricheSalernitana

#MiFacciodiGranata

 

Gentili Lettori,

benvenuti in questa nuova Rubrica, all’interno della quale racconterò in modo imparziale, seppur attraverso il pensiero da tifoso, le sorti della nostra Salernitana.

Inizio l’anno cimentandomi in quest’avventura, nella quale auspico possiate essere miei compagni di viaggio.

L’iniziativa nasce da una forte passione per la maglia Granata, tramandatami dal mio papà quando ero bambino, quale anello di congiunzione e linguaggio di aggregazione tra padre e figlio.

È una passione priva di qualsiasi interesse o secondo fine, per questo prometto e premetto che affronterò il tema “cavalluccio” senza peli sulla lingua.

Mi trovo qui a soffermarmi tra queste prime righe, in una fase che – definirla di stallo – per la Salernitana è un eufemismo; ma d’altronde si sa, chi ha il granata nel cuore, da tempo immemore ormai, vive la fase del calciomercato invernale come se si trovasse in una sorta di limbo: situazione apparentemente ferma, nel mezzo, qualche cessione più o meno annunciata, in “attesa speranzosa” di qualche colpo in entrata.

La mia sensazione, che credo sia anche quella di tanti altri, è che si arriverà agli sgoccioli di questa sessione di mercato provando a piazzare quegli elementi che da tempo sono in esubero, per poi vederci propinati i soliti ‘’rinforzi’’ a parametro zero, quali prestiti o calciatori svincolati…

Sia chiaro, ciò non implica che chi verrà dovrà essere, per forza di cose, un ‘’ bidone’’- vedi i casi di Minala e Gomis l’anno scorso per intenderci – ma la sensazione lampante, che ormai inizia ad essere visibile anche agli occhi di chi sosteneva a priori questa società, è che la Salernitana, per questi imprenditori, sia diventata l’ultima ruota del carro. Prima vengono gli interessi della ‘’casa madre’’ Lazio, successivamente i vari impegni del patron, quali elezioni di lega e quant’altro, e solo dopo, ci si ricorda della “sorella minore”.

Prima che si possa provocare l’ira di qualcuno, o che mi si dia del detrattore, voglio chiarire un’idea riguardo la situazione societaria in casa granata.

La mia opinione al riguardo è che in primis, come quasi sempre accade, la verità stia sempre nel mezzo, seppur sia umano e lecito avere una propria idea sulle cose; ciò vale nel calcio, ma anche e soprattutto in qualsiasi ambito della vita di tutti i giorni.

Ad oggi credo, ma questo non fa più notizia in una piazza come Salerno, tanto passionale quanto piena di sfaccettature e contraddizioni, che all’interno della tifoseria ci sia una spaccatura dovuta al pensiero che ognuno di noi ha riguardo la situazione attuale.

Quasi sette anni fa ci ritrovammo di fronte al secondo fallimento nel giro di pochi anni, con la nostra povera Salernitana scomparsa, il cavalluccio in mano ai tribunali, e con il Salerno Calcio che prendeva il posto della nostra squadra del cuore. Ad oggi, tutto sommato, possiamo pensare a quei giorni con un sorriso. Il nostro cavalluccio è tornato da tempo sulla maglietta granata per poter dire la sua e confrontarsi con realtà alla sua altezza, abbiamo una società solida, come mai la si era avuta in passato, e da tre anni abbiamo la possibilità di partecipare al campionato di Serie B. Da questa posizione, sembrerebbe quasi (o almeno, sempre a detta di qualcuno) che noi tifosi dovremmo prostrarci ai piedi di questi imprenditori che ci hanno riportato nel calcio che conta, dovendo quindi, ringraziare e chinare il capo dinnanzi ad ogni loro decisione riguardante la beneamata. Nulla di più sbagliato a mio modo di vedere. Se è pur vero – e di questo va dato atto ai vari Lotito & Co. – che il percorso iniziato è senza dubbio positivo, va ricordato anche che la dignità, in qualsiasi ambito, non la si baratta per nulla, né tanto meno per vedere rotolare il pallone in una modesta serie B, dove ad oggi, per il terzo anno di fila, la Salernitana vegeta in una posizione appunto di stallo, senza infamia e senza lode, pur avendo una società che per potenzialità economiche non credo sia seconda a nessuno, almeno in cadetteria. Allora perché bisogna accontentarsi? Perché voltarsi sempre indietro, soffermandosi su ciò che è stato e non su ciò che potrebbe essere? Perché guardare sempre chi è messo peggio, e non chi, pur con meno potenzialità, ad oggi, ha la libertà di sognare e confrontarsi con i top club Italiani? Arrivati a questo punto, qualcuno potrebbe mettere le mani avanti, ricordando che, fondamentalmente, la storia granata quasi centennale ‘’vanta’’ circa 70 anni di terza serie e appena due apparizioni in serie A, come se si dovesse baciare a terra per questa serie B vissuta, come diceva qualcuno ‘’tra color che son sospesi’’, come se il passato rappresentasse un ‘’blocco’’ per il futuro.

Tornando al discorso precedente, ribadisco il mio pensiero riguardo una ‘’ verità assoluta’’, ossia che essa sta sempre nel mezzo. Se è pur vero che la storia insegna, va anche ricordato che, alle volte, con il passato si fa il sugo.

 

Luciano Di Gianni

 

 

 

Fotoreporter Guglielmo Gambardella per Sevensalerno

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