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Cetara: presentazione del libro di Fabio Paolucci sul catasto onciario

Venerdì 12 gennaio 2018, presso l’Aula Consiliare del Comune di Cetara, sarà presentato il libro “Cetara di Cava nel 1754” di Fabio Paolucci, pubblicato con la nota Casa Editrice ABE (Arturo Bascetta Editore) di Avellino. Modererà Alfonso Bottone, da sempre attivo nella promozione della Cultura in Costiera Amalfitana, che nel corso della serata conferirà il premio Costadamalfiper… agli scrittori Virgilio Iandiorio e Fabio Paolucci.

Il libro “Cetara di Cava nel 1754” è uno studio attento del Catasto Onciario di Cetara, redatto per ordine di Carlo III di Borbone, il quale con le istruzioni emanate dalla Regia Camera della Sommaria di Napoli il 17 marzo 1741 diede avvio a questo grande progetto di censimento dei beni in tutto il Regno di Napoli.

Anche l’Università della Cava (l’Universitas era l’antico Comune), attuale Cava de’ Tirreni, che era in Principato Citeriore, rispose all’appello insieme a tutte le altre città, terre e casali del Regno, ultimando negli anni successivi la “confezione” del suo catasto, detto Onciario in quanto la valutazione dei patrimoni sia immobiliari che da bestiame o finanziari, veniva stimata in base all’unità monetaria teorica di riferimento, l’oncia, corrispondente a sei ducati.

Cetara era all’epoca un Casale, paragonabile ad un’attuale frazione, della Città di Cava, insieme a tanti altri borghi abitati che si connettevano al Corpo di Cava, il nucleo centrale.

Il Catasto Onciario di Cetara è composto da più volumi manoscritti, che comprendono gli “Atti preliminari” di Cava, ossia tutti gli atti che riguardano l’organizzazione dei lavori per la redazione del Catasto, dai bandi pubblicati da “Sindico” ed “Eletti” ai verbali dei “pubblici parlamenti” nella piazza per le nomine dei deputati e degli apprezzatori, le “rivele” che erano una sorta di dichiarazione dei redditi fatta da ogni capofamiglia, l’ “apprezzo”, ossia la valutazione di tutti i beni dichiarati, ed il “catasto onciario” vero e proprio, in cui è riportata per ogni capofamiglia la tassazione in once.

L’autore ha studiato approfonditamente tutte le parti che compongono questo preziosissimo documento storico, il cui originale è conservato presso l’Archivio di Stato di Napoli, nel fondo della Regia Camera della Sommaria, estrapolando dal Catasto di Cava la parte relativa a Cetara. La ricerca è stata condotta presso l’Archivio di Stato di Napoli ed approfondita alla Biblioteca e Archivio Storico Comunale “Aniello Avallone” di Cava de’ Tirreni, dove pure è conservato un nucleo importante di questa documentazione settecentesca.

Tutte le “rivele” (antiche dichiarazioni dei redditi) con le relative tasse in once sono state analizzate meticolosamente, una ad una, e trascritte in sintesi in una completa Appendice Documentaria, descrivendo uno ad uno tutti i nuclei familiari nelle loro composizioni e nelle proprietà che i capifamiglia possedevano: 270 famiglie, 7 vedove e vergini in capillis (ossia le donne di età maritabili non sposate), alcuni “forastieri abitanti laici” e “forastieri bonatenenti” non abitanti, un “Napoletano Privilegiato”, diverse chiese, cappelle e congreghe, nonché 18 parroci formavano la società di Cetara nella metà del Settecento.

La descrizione storica e sociale è suddivisa in 5 paragrafi: 1. “La confezione del General Catasto nel Casale di Cetara”; 2. “Mestieri, professioni e società”, 3. “I cognomi”; 4. “I luoghi di Cetara nel Catasto Onciario”; 5. “I luoghi pii”. Viene così descritta la società cetarese della metà del Settecento sotto tutti gli aspetti, da quello socio-culturale a quello più strettamente urbanistico (toponomastica e localizzazione delle località), con una descrizione delle antiche contrade che formavano il borgo.

Un esempio di rivela, estrapolata dal libro, è il seguente: «Il pescatore Felice d’Acunto di 35 anni abita in casa propria e possiede un poco di vigna. Vive con la moglie Angela Apicella di 25 anni e con i figli Giuseppe e Gasparo di 4 e 2 anni. Nella stessa casa vive pure il fratello Tomaso d’Acunto pescatore di 50 anni. Paga once 25».

Infine, attraverso l’analisi dei cognomi tipici del luogo e già attestati nel Settecento è possibile ricostruire un profilo storico e genealogico di tutte le famiglie di Cetara. Tra i cognomi più diffusi all’epoca, troviamo: Giordano, Pappalardo, Crescenzo/Crescienzo/Di Crescenzo, Liguori, D’Acunto, Gatta/Gatto, Ferrigno, Landi, Autuori, Galano, Anastasio, Annarummo/Annarumma, Falcone, Imparato, Montesanto, Punzo, Avallone, Caravano, Perriello, Principe, Romano, Apicella, Benincasa, Esposito, Masullo, Sarno, Scannapieco ed altri.

 

BIOGRAFIA AUTORE:

FABIO PAOLUCCI (Salerno, 1982) è ricercatore storico presso l’Archivio del Capitolo di San Pietro in Vaticano, archivista, saggista e giornalista pubblicista. Laureato con lode in ‘Beni Culturali’ e in ‘Gestione e conservazione del patrimonio archivistico e librario’, si è specializzato in ‘Archivistica, Paleografia e Diplomatica’ presso la Scuola dell’Archivio di Stato di Napoli.

Tra le sue pubblicazioni: La famiglia Di Popolo da Calabritto. Storia, genealogia e documenti di un’antica famiglia contadina irpina (Boopen, 2010), Le famiglie campane. Tra storia, genealogie e personaggi illustri (Kairós, 2012), Francesco Flora. Le radici, l’uomo, la storia (Fausto Fiorentino Editrice, 2012) e quattro volumi per il Capitolo di San Pietro in Vaticano sulle epigrafi pagane e cristiane dell’area vaticana (ECV – Edizioni del Capitolo Vaticano, 2013-2015). Ha già pubblicato, per la presente collana Catasti Onciari del Regno di Napoli, cinque volumi: Colle Sannita nel 1742, Praiano nel 1752, Reino nel 1753, Calabritto nel 1755 e Nereto nel 1748 (ABE 2017). È in preparazione il suo prossimo testo sul Catasto Onciario di Bonito (AV).

Redazione Sevensalerno

 

 

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