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Campania in Fiamme: Criticità & Proposte

Il DOSSIER della seconda tappa del Convegno Itinerante

CAMPANIA IN FIAMME: CRITICITA’ E PROPOSTE
CONVEGNO FOCUS – Sala di Rappresentanza del Comune di Cava de’Tirreni- SA
Giovedi 26 ottobre 2017, ore 18

 Video Integrale del Convegno sul canale Sevensalerno Youtube : https://www.youtube.com/watch?v=dC_ZCFdtUqI&t=3552s

Il flagello dei roghi, gli Esperti spiegano e propongono soluzioni.
Il Sindaco di Cava de’Tirreni, dr. Vincenzo SERVALLI,  ha aperto i lavori.

La seconda tappa del Convegno itinerante Campania in Fiamme: Criticità & Proposte, ideato ed organizzato dal sito di informazione Sevensalerno, si è svolta a Cava de’ Tirreni, nella Sala di Rappresentanza del Comune, giovedi 26 ottobre 2017.

Un momento di inchiesta importante per il territorio della Regione Campania. Per ogni tappa sarà pubblicato un Dossier.

Il Sindaco di Cava de’Tirreni, dr. Vincenzo SERVALLI, ha aperto i lavori.

Alla luce dei roghi che hanno flagellato per tutta l’estate appena trascorsa la Regione Campania, e per rispondere concretamente alle richieste legittime da parte dei residenti di capire e chiedere soluzioni, il sito di informazione Sevensalerno, ha ideato ed organizzato il Convegno Focus itinerante dal titolo “Campania in Fiamme: Criticità & Proposte”, realizzato nella sua prima tappa il 1°settembre 2017 presso il Museo Diocesano San Matteo a Salerno.

I residenti dell’intera Regione, hanno chiesto a gran voce e da ogni dove spiegazioni a quanto hanno visto accadere durante l’intera estate trascorsa, ed una rapida e fattiva soluzione.

I roghi hanno già distrutto gran parte del patrimonio boschivo e della macchia mediterranea, nonché specie animali, compromettendo anche la tenuta della fascia costiera, per cui si rende necessario sollecitare l’opinione pubblica regionale e nazionale analizzando le cause e valutando proposte per arginare tale disastroso fenomeno.

Al Convegno, che già ha riscosso notevole successo di pubblico –oltre diecimila contatti e il dato è in crescita- alla sua prima tappa a Salerno, hanno partecipato Esperti nei diversi settori della Statistica e  della Prevenzione Idro-Geologica Territoriale.

Senza nessun colore politico, chiesto dalla gente e fatto per la gente.

A Cava de’Tirreni sono andate “in fumo” l’Oasi Decimare, il Monte Sant’Angelo ed il Monte Finestra.

I DOSSIER, prodotti per ogni tappa territoriale, sono a disposizione della Comunità.

Da metà giugno 2017 ad oggi, sono 26.024 gli ettari di superfici boschive andati in fumo, pari al 93,8% del totale della superficie bruciata in tutto il 2016, lo abbiamo appurato. Oltre che il  patrimonio boschivo e la macchia mediterranea, si sono distrutte specie vegetali ed animali, compromettendo anche la tenuta della fascia costiera. Accettata per ovvia la variabile clima, dietro i roghi ci sono soprattutto le ecomafie, è purtroppo cronaca, un dato di fatto, tutte le Regioni sono in forte ritardo nel varare il piano antincendio boschivo (AIB).

E’ urgente una Legge ad hoc sugli ECOREATI.

Non dimentichiamo che in quello che si definisce BIOCIDIO ci sono anche gli Animali oltre che le specie arboree, nonché l’inquinamento dell’aria causato dalle emissioni da combustione che colpiscono soggetti allergici, soprattutto bambini ed anziani.

E’ auspicabile una forte e costante sinergia tra Governo Centrale, Regioni e Comuni per una prevenzione consapevole e fattiva sul Territorio.

“Il dissesto idrogeologico ora rappresenta il rischio più immediato in seguito ai violenti nubifragi di questi giorni ed a quelli che presumibilmente arriveranno con l’avanzare dell’autunno. I roghi ci hanno riconsegnato un quasi totale disboscamento di ampie zone montuose che aumentano esponenzialmente il rischio franoso in presenza di grosse quantità di acqua piovana. Inoltre l’ammasso detritico di ceneri e tronchi rischia di essere trascinato a valle dalle piogge causando danni o bloccando i canali pluviali. I danni possono essere incalcolabili ed è per questo che diventa cruciale un’azione mirata per affrontare il problema.

Serve la programmazione di una serie di rilevazioni tecniche per comprendere lo stato della superficie montuosa in seguito agli incendi, oltre che un attenta valutazione delle condizioni dei canali pluviali in seguito ai recenti eventi metereologici che potrebbero aver trascinato a valle i residui lasciati dai roghi ostruendo il corretto deflusso delle acque piovane. Secondo l’articolo 7 comma 1 del decreto dirigenziale n.74 del 30/08/2017 Cava potrebbe ricevere dalla regione fino a 80mila euro per una pianificazione di emergenza.

Ci auguriamo che le istituzioni si prodighino molto di più di quanto non abbiano fatto finora per prevenire altri disastri stilando un programma preciso di operazioni atte a mettere in sicurezza il territorio. Arrivati a questo punto i proclami politici servono a poco. Serve invece che le istituzioni utilizzino le armi a loro disposizione per affrontare il problema seriamente, così come decine di uomini e donne hanno dimostrato di saper fare con il solo ausilio di pale, zappe, braccia e amore per la propria terra” Spazio Pueblo, Cava de’Tirreni

Insieme alla dr.ssa Maria Rosaria Voccia, il Giornalista Donato Bella,direttore responsabile del periodico Furore di Costa d’Amalfi, entrambi Moderatori del Convegno, sono intervenuti:

Dr. Emiliano Amato, Presidente Associazione Giornalisti Cava-Costiera Amalfitana

Ing. Prof. Michele Brigante, Presidente Ordine Ingegneri Salerno

Dr. Michele Buonomo, Presidente Legambiente Campania

Dr.ssa Maria Di Serio, co-promotrice Comitato Cava-Costiera “Basta Incendi”

Ing. Eduardo Pace, Ordine Ingegneri di Napoli

Ing. Prof. Nunzio Romano, Università degli Studi di Napoli “Federico II”

Geol. Gaetano Sammartino, Presidente SIGEA Campania-Molise

Dr. Danilo Sorrentino, Associazione Nazionale Forestale

Dr. Davide Trezza, Spazio Pueblo-Cava de’Tirreni

L’evento ha avuto il Patrocinio Morale del Comune di Cava de’Tirreni(SA)

Partner: Associazione Giornalisti Cava-Costa d’Amalfi, Legambiente Campania, SIGEA , Spazio Pueblo

Gli Interventi

Dr. Vincenzo Servalli

 Sindaco di Cava de’Tirreni

Adeguamento ed aggiornamento dei piani di protezione civile. Concause che hanno prodotto l’emergenza della Campania in Fiamme, emergenze che continuano con l arrivo delle piogge. Uno scaricabarile istituzionale che non è piu accettabile. Come non è accettabile che il Sindaco debba interpretare i colori degli allarmi, in base alle difficoltà, e quindi se ne debba prendere esclusiva. Non ci siamo sul meccanismo di prevenzione e controllo territoriale. Non ci sono risorse economiche adeguate neanche per affrontare i rischi successivi ai roghi.

La magistratura non conosce il tema della prevenzione e della responsabilità. Quindi fare adeguati corsi di aggiornamento ed istituire Enti Superiori che raccordino quelli locali, territoriali.

Dr. Emiliano Amato                           

Presidente Associazione Giornalisti Cava Costiera Amalfitana

Sinergia territoriale, plauso per i volontari che con i Vigili del Fuoco hanno lavorato sull’intero territorio di Cava de’Tirreni e della Costiera Amalfitana con le sole loro forze hanno contrastato le fiamme per poter mettere in salvo i loro beni e se stessi. Questi i binari dell’intervento, sottolineando che tra l’altro, quest’estate i tanti turisti guardavano le montagne bruciare ed i canadair sgomenti, sbigottiti, oltre che terrorizzati.  Un attentato al Territorio, alla Bellezza, alla Vita.

Ing. Prof. Michele Brigante

Presidente Ordine Ingegneri Salerno

Il punto nodale è la conoscenza del territorio, prima durante e dopo gli incendi. Un altro elemento fondamentale è il Tempo. Se si vogliono salvare le vite umane, animali e vegetali, è un dato importantissimo. Oggigiorno si trascura questo fattore, la Politica deve fare entrare in campo questa variabile essenziale.

Dr. Michele Buonomo

Presidente Legambiente Campania

Da metà giugno ad oggi sono 26.024 gli ettari di superfici boschive andati in fumo, pari al 93,8% del totale della superficie bruciata in tutto il 2016.  Oltre alla variabile clima, dietro i roghi c’è soprattutto la mano pesante di ecomafiosi e piromani   La Sicilia la regione più colpita con 13.052 ettari distrutti dal fuoco, Fiamme anche nelle aree protette sempre più nel mirino degli ecocriminali a partire dal Vesuvio   Poca prevenzione e controlli, nella gestione roghi troppi ingiustificati ritardi a livello regionale e nazionale con una macchina organizzativa lenta e poco efficiente e conseguenze disastrose sull’ambiente   Le Regioni in forte ritardo nel varare il piano antincendio boschivo (AIB). Campania e Lazio non lo hanno ancora approvato, Sicilia e Calabria lo hanno fatto solo in parte. Il Governo in ritardo sui decreti attuativi. Due i parchi con i piani antincendio scaduti   Legambiente: “Gli incendi sono prevedibili. Governo, Regioni e Comuni si assumano le proprie responsabilità e assolvano ai già troppi ritardi accumulati fino ad ora. Più prevenzioni e controlli con la legge sugli ecoreati e si definisca una politica di adattamento ai cambiamenti climatici”

Dr.ssa Maria Di Serio

Comitato “Basta Incendi

“Anche i cittadini vogliono dire la loro sull’aggressione subita quest’estate dal territorio. Proprio per questo abbiamo deciso di dare vita ad un Comitato tra Cava e la Costiera, comitato che ha aperto una propria pagina Facebook, attraverso la quale il 5 settembre ha lanciato un appello, con l’adesione di 300 persone nel giro di pochi giorni.

La nostra convinzione, dettata dagli episodi della scorsa estate, ci ha convinto che occorre ripensare tutto il sistema di prevenzione e spegnimento degli incendi boschivi. Perché dietro al fenomeno degli incendi boschivi si evidenzia una sorta di strategia criminale, con focolai d’incendio che si sviluppano contemporaneamente in certi giorni e in diverse parti del territorio, come ci fosse un’unica regia. Ciò che rimane sono i danni ambientali: quelli immediati con la perdita di flora e fauna, ma anche la procurata instabilità del suolo, precondizione per gravi disastri idrogeologici. Intervenire per il ripristino ha costi certamente molto più alti rispetto a quelli di un’adeguata e continua opera di prevenzione, sulla quale è necessario puntare con politiche mirate di tutela della montagna.”

 

Ing. Eduardo Pace, Ordine Ingegneri di Napoli

LA LEGGE NELLA REGIONE CAMPANIA:

La Regione Campania, con il DPGR n° 574 del 22 luglio 2002 ha emanato il “regolamento per l’ attuazione degli interventi di Ingegneria Naturalistica”, disponendo l’ obbligo (art. 3) che “fin dal momento della progettazione preliminare deve essere esaminato in una <relazione specifica sulla massima applicabilità dell’ Ingegneria Naturalistica> il maggior ricorso possibile alle diverse soluzioni tecniche descritte nel regolamento”.

Tale obbligo, per la Regione Campania, viene esteso non solo agli interventi di risanamento, bonifica e recupero ambientale, ma anche a quelle di protezione civile, di infrastrutture viarie e ferroviarie e di valorizzazione ambientale a fini turistici.

Si tratta, quindi, della massima parte degli interventi che si eseguono sul territorio.

 

L’ INGEGNERIA NATURALISTICA PER CONTRASTARE GLI EFFETTI DELL’INCENDIO SUL SUOLO

Dopo il fuoco aumenta l’erosione superficiale, a causa della minore capacità di intercettazione delle gocce di pioggia da parte della vegetazione colpita dalle fiamme e della minore permeabilità del suolo.

Con l’erosione si ha il dilavamento delle ceneri e del materiale incombusto.

L’erosione è maggiore nel caso di incendi che coinvolgono anche le chiome ed in particolare, dopo incendi estivi, in corrispondenza delle forti piogge autunnali.

Gli incendi, quindi, tramite la riduzione della funzione meccanica ed idrogeologica della copertura vegetale e le alterazioni chimico-fisiche del suolo, nelle situazioni geomorfologiche e climatiche sfavorevoli determinano fenomeni erosivi.

Questi possono evolvere in frane e comportare modifiche nel bilancio idrologico dei bacini idrografici con la diminuzione della capacità di infiltrazione, la riduzione dei tempi di corrivazione e l’aumento delle portate di piena.

Le opere di ingegneria naturalistica presentano alcune caratteristiche importanti per il recupero delle

aree percorse dal fuoco, cosi sintetizzabili:

  • impiego di materiali legnosi, fibre biodegradabili, ecc., che, oltre a fornire strutture e supporto alle opere di rinverdimento, apportano consistenti quantità di sostanza organica ai suoli
  • efficace azione di completamento per l’attecchimento della vegetazione posta a dimora nelle strutture
  • sviluppo di condizioni microclimatiche ed edafiche favorevoli alla vegetazione, soprattutto nelle condizioni di difficoltà ed aridità dei siti in oggetto
  • modularità e facile adattabilità di molte tecniche a situazioni anche molto diversificate, oltre che da elasticità e leggerezza delle strutture
  • facilità di trasporto dei materiali, effettuabile sia via terra (quando possibile) che per via aerea (elicottero)
  • inserimento nel paesaggio
  • possibilità di utilizzare anche materiale di risulta dai tagli di bonifica dell’area, anche parzialmente combusto.

Nelle aree percorse dal fuoco si potrà reimpiegare il legname di risulta dalle operazioni di bonifica della vegetazione colpita dall’incendio, purchè risulti ancora funzionale e sia impiegato per opere di stabilizzazione superficiale. (Manuale Ingegneria Naturalistica – vol 3° – Sistemazione dei versanti – Regione Lazio).

L’IMPEGNO DELL’ORDINE DEGLI INGEGNERI DELLA PROVINCIA DI NAPOLI PER LA CULTURA E LA DIFFUSIONE DELL’INGEGNERIA NATURALISTICA

Fin dal 2003 l’ Ordine degli Ingegneri della Provincia di Napoli ha iniziato una poitica di informazione e di formazione professionale in tema di Ingegneria Naturalistica, organizzando convegni, seminari anche con tirocini applicativi sul territorio del Parco del Vesuvio, corsi e pervenendo, il  29 maggio 2006 presso la sede dell’ Ordine degli Ingegneri della Provincia di Napoli alla costituzione del Centro Internazionale di Formazione e Ricerca “Ingegneria Naturalistica”: primo Centro in Europa finalizzato a promuovere, coordinare ed eseguire attività di ricerca, didattica, formazione, aggiornamento di carattere interdisciplinare e fornitura di servizi e consulenze specialistiche sulle tematiche di difesa del suolo e rinaturalizzazione con tecniche di Ingegneria Naturalistica ed a basso impatto ambientale.

Il Centro nasce su iniziativa e proposta dell’ Ordine degli Ingegneri della Provincia di Napoli e vede la presenza dell’ Università degli Studi di Napoli Federico II, dell’ Università degli Studi di Reggio Calabria “Mediterranea”, dell’ Università di BodenKultur, Vienna (Austria), dell’ Università di Evora (Portogallo) e dell’ Ente Parco nazionale del Vesuvio.

Sempre su proposta dell’ Ordine degli Ingegneri di Napoli il Corso di Laurea in Ingegneria per l’ Ambiente ed il Territorio dell’ Università Federico II ha progettato il percorso formativo universitario denominato, nell’ ambito del Progetto Campus Campania che si pone come obiettivo principale la formazione di figure professionali che siano in grado di formulare valutazioni attendibili in merito alla quantificazione e gestione del rischio idrogeologico con particolare riferimento alle tematiche innovative relative all’ingegneria naturalistica. Anche in questo caso si tratta di un primato e di un’innovazione.

Le esperienze e le iniziative si sono susseguite negli anni interessando i diversi aspetti dell’Ingegneria Naturalistica e le sue applicazioni sul nostro territorio quali, ad esempio, la tutela e la ricostruzione del sistema “dunale”, percorso formativo ed informativo sviluppato in collaborazione con il Parco nazionale del Circeo ed il WWF.

Anche il risanamento territoriale dei terreni inquinati da metalli pesanti è stato affrontato nell’ambito dell’ Ingegneria Naturalistica pervenendo a proposte innovative, in tema di fitoestrazione e gestione sostenibile delle biomasse, nella filiera della bonifica dei suoli inquinati con tecniche naturali ed a basso impatto ambientale insieme all’ Università degli Studi di Napoli Federico II, al CNR ed alla Coldiretti.

Ing. Prof. Nunzio Romano, Università degli Studi di Napoli “Federico II”

Il territorio è stato e sarà sempre soggetto a eventi naturali e azioni dell’uomo che tendono a modificarlo, ma negli ultimi anni sono aumentate la vulnerabilità degli ecosistemi e le situazioni di degrado soprattutto a causa di una gestione delle risorse non sempre compatibile con le locali situazioni ambientali. La marcata stagionalità climatica e le condizioni di aridità delle zone mediterranee sono certamente fattori predisponenti per fenomeni devastanti come gli estesi incendi estivi; tuttavia, la loro ricorrenza è anche da associare a questioni di uso ottimale e sostenibile del territorio agro-forestale.

Dopo un breve exursus sull’evoluzione storica (ma anche un po’ normativa) della “difesa del suolo”, in questo intervento si presentano innanzi tutto alcuni aspetti connessi a una corretta identificazione del rischio di incendio e sul grado di suscettibilità di una certa porzione del territorio dovuta ai  fattori predisponenti e a quelli determinanti, soprattutto connessi alle piogge autunnali molto erosive.

L’intervento pone soprattutto l’accento sulla necessità di idonee attività di protezione e di un’adeguata manutenzione del territorio, poiché molte parti delle aree rurali collinari e montane della nostra Regione (es. l’area dell’Alto Fiume Alento in Cilento), sono state abbandonate e divenute marginali rispetto al tessuto economico-produttivo, aumentando le condizioni di vulnerabilità all’incendio. Inoltre, saranno illustrate possibili situazioni di gestione post-incendio, con esame di alcune tipologie di interventi strutturali e non-strutturali.

Infine, se ci sarà tempo, si potrà contribuire alla discussione con un breve cenno alla necessità, sempre più sentita, di individuare adeguati strumenti di formazione post-universitaria e professionale su tali questioni.

Geol. Gaetano Sammartino, Presidente SIGEA Campania-Molise

Che fare nell’immediato quando un incendio devasta i versanti?

Senza perdere tempo, dopo gli incendi, occorre delimitare su carte topografiche di dettaglio le aree percorse dal fuoco al fine di individuare i bacini imbriferi interessati e conseguentemente le aree urbanizzate, a valle, che potrebbero essere interessate rovinosamente da eventuali colate detritiche.

Subito dopo occorre predisporre un Piano di Protezione Civile per le aree potenzialmente interessate dai flussi detritici da attivare, in sinergia con la Protezione Civile Regionale, in relazione all’andamento delle piogge da monitorare con uno strumento dedicato, in modo da attuare le idonee misure di difesa della popolazione.

Come ci si può difendere dai flussi detritici veloci e dalle piene che sono causati dai cumulo nembi?

Ci si può difendere con il «Sistema di allarme idrogeologico immediato». Sappiamo, in base alle ricerche scientifiche che sono state avviate su queste tematiche che le precipitazioni molto intense che hanno innescato le colate detritiche degli ultimi anni (Sarno 5 maggio 1998 ed Atrani il 9 settembre 2010) hanno un andamento tipico che può consentire di allertare l’area urbanizzata con almeno alcune decine di minuti di anticipo sull’eventuale arrivo di flussi fangoso-detritici.

Pochi minuti però sufficienti a liberare le strade, preventivamente individuate, dalle persone che vi stiano transitando attuando un piano localmente già messo a punto e verificato con esercitazioni pratiche.

Quindi, pluviometri moderni e sensori meteo ubicati sul territorio con una maglia stretta e collegati in rete sono in grado di individuare e delimitare in tempo reale l’area investita dai cumulo nembi.

Dr. Danilo Sorrentino, Associazione Nazionale Forestale

I mezzi aerei dello Stato concorrono allo spegnimento degli incendi boschivi coordinati dal C.O.A.U. unitamente agli altri mezzi aerei in convenzione con le Regioni.

Gli elicotteri impiegati per la prevenzione e la lotta contro gli incendi boschivi, effettuano:

➢ interventi diretti di spegnimento anche insieme alle squadre a terra;

➢ trasporto di personale ed attrezzature;

➢ coordinamento di altri aeromobili e delle squadre a terra durante le operazioni.

E’auspicabile che, alla scadenza del contratto nazionale di utilizzo dei Canadair, a febbraio 2018, la gestione di questi mezzi di primo soccorso passi alla gestione pubblica.

Dr. Davide Trezza, Spazio Pueblo-Cava de’Tirreni

L’eredità che ci lascia la stagione estiva degli incendi è pesante.  Le fiamme hanno cinto la valle metelliana per settimane gettando una città intera nello sconforto, costretta ad osservare i propri tesori più preziosi andare letteralmente in fumo. Ora è tempo di tirare le somme.

-C’è da capire innanzitutto cosa si sarebbe potuto e dovuto fare al fine di prevenire, o risolvere in maniera tempestiva il problema sul nascere.

– Successivamente è indispensabile soffermarsi sullo stato attuale del sottobosco, vittima dell’incenerimento di decine di ettari di vegetazione, al fine di programmare interventi atti a prevenire ulteriori disastri causati da eventi franosi e dissesti idrogeologici.

I mesi di Luglio e Agosto ci hanno costretti in lunghe giornate sulle nostre montagne. Armati di pale e zappe, insieme a tanti abitanti del posto, abbiamo provato a fermare letteralmente a mani nude l’avanzata del muro di fuoco. È solo grazie all’esperienza di chi vive le montagne quotidianamente se siamo riusciti ad intervenire in maniera mirata.

Tutto ciò però non è bastato. L’elemento che è emerso in maniera più chiara è stata l’inadeguatezza delle istituzioni nella gestione di un’emergenza così grande. I mezzi di soccorso, spesso inadatti, sono intervenuti in maniera tardiva e saltuaria. I Canadair e l’elicottero Erickson Air Crane S-64 (i mezzi più efficaci in dotazione al corpo forestale), che avrebbero potuto spegnere immediatamente i primi roghi evitando il divampare delle fiamme, sono stati quasi completamente assenti, impegnati, a detta della protezione civile, in situazioni di emergenza maggiore.

Anche l’intervento via terra è stato inconsistente, fatta eccezione per sparuti gruppi di uomini e donne volenterosi che, dotati di solo coraggio e buona volontà, si sono frapposti tra i roghi e le case che l’incendio era arrivato a lambire. Chi vive la montagna sa che va protetta quotidianamente. Non si sarebbe arrivato a tanto se esistessero figure che si occupano della  tutela del sottobosco che, se lasciato all’incuria, diventa terreno fertile per i roghi. Il controllo delle montagne è di vitale importanza e permetterebbe non solo di individuare tempestivamente gli inneschi, ma anche di non lasciare campo libero ai piromani ed alle loro azioni criminali.

In seguito alla riforma Madia, che ha visto l’accorpamento dei corpi forestali nell’arma dei Carabinieri, è diventata ancora più evidente l’assenza di figure preposte alla salvaguardia ed alla tutela delle montagne. Il compito oramai risiede nelle sole mani di chi quei territori li conosce perché li ama e li vive quotidianamente.

Riflessioni
Dall’insieme dei contributi si evince che per l’accorpamento della Guardia Forestale all’arma dei Carabinieri gli interventi sono stati notevolmente rallentati, a volte annullati. Il tutto mentre la Riforma Madia, che ha determinato tale fusione, viene tacciata di presunta incostituzionalità in più punti (non ultima la pronuncia del TAR Abruzzo che si esprime in tal senso);
il ruolo degli operai idraulico-forestali, che spesso in questi anni abbiamo visto protestare anche per il mancato pagamento degli stipendi, viene ancora una volta mortificato in situazioni del genere. Messi alle dipendenze del microcosmo entropico delle Comunità Montane (sempre più confusionarie, sempre più clientelari), questi lavoratori vivono di contratti precari e saltuari, privi di una logica complessiva che metta al centro la salvaguardia del territorio.
il pagamento a privati di diverse migliaia di euro per ora per l’utilizzo di elicotteri per lo spegnimento dei roghi è un’altra inconcepibile trovata del “sistema di soccorso”. La prevenzione e il soccorso possono essere solo pubblici e dobbiamo muoverci affinché tornino ad essere tali.

I mezzi dell’ex Forestale fermi nei parcheggi e gli elicotteri privati in volo pagati con soldi pubblici sono lo specchio della triste condizione in cui ci troviamo.
– la quasi totale assenza di squadre di terra per lo spegnimento degli incendi è da ricercarsi nelle direttive precise della Regione di affidare ai soli Vigili del Fuoco il compito di arrivare sui sentieri. Si tratta di un corpo non addestrato e senza i mezzi adatti a ricoprire questo ruolo!
– l’enorme ritardo con cui la Regione Campania (solo a fine Luglio) ha varato il piano Antincendi Boschivi lascia trapelare forti perplessità sulle capacità politiche della giunta regionale nella gestione del patrimonio boschivo e montano delle nostre zone.
Emerge quindi con chiarezza da questo quadro come non vi sia da parte delle istituzioni regionali e statali alcuna programmazione nel sistema di intervento di prevenzione e soccorso.

Maria Rosaria Voccia

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